Sunday, January 7, 2018

Di cinema e fluidi corporei

Vi ricordate quella belle époque in cui si andava al cinema per ravanarsi col tipo o limonare? No? Neanche io. Non ho sessant'anni. Al cine ho solo lacrime amare o travasi di bile. Una triste storia vera




Nel Suburbs dove vivo durante la splendida bolla degli anni '90 erano attivi ben due cinema. Al di qua e al di là di un sottopasso c'erano questi multisala (ad onor del vero multi = 3/4 sale a testa) che si sfidavano a colpi di capolavori Disney e mega produzioni hollywoodiane tipo Titanic.
Sì, vidi Titanic 4 volte come tutte le persone normali. Due volte in ciascun cinema. 
Ma con lo splendore pre - millennio se ne sono andati anche i due cinemini di periferia.
Oggi nel suburbs dove ancora abito e resto, volente o nolente, abbiamo ormai solo due bug di sistema enormi. Ancora quei due posti, a distanza di anni, non hanno un'identità definita. Una cosa è certa: il grande multisala (stavolta multi = 8) del gruppo Uci. 
Ora non so negli altri Uci ma nel caso del mio Suburbs questo posto è una specie di Hub per il volano economico di provincia dove confluiscono
- una pizzeria
- una paninoteca
- una scuola di danza
- un corso per chef
- una hotdoggeria
- una sala giochi
- uno showroom d'arredamento di interni

BIG MOVIES
BIG MONEY?

No. Solo una big sfiga che ti fa la riverenza. 
Perché qua non ci capiamo più niente con il concetto di entertainment. 
Il prezzo dei biglietti nel giro di 10 anni è quasi raddoppiato per sostenere una macchina di Rube Goldberg che ti fa venire voglia di chiudere con lo showbiz e aprire un bel libro. O fare una sciarpa ai ferri. O farti una bistecca ai ferri.

Ieri volevo vedere Coco della Pixar. E per vederlo l'ho visto. Ma che fatica, signori miei. Nel mio cinema, ASSOLUTAMENTE NON di fiducia, i film iniziano CIRCA 25 minuti dopo l'orario di programmazione. Dici: "È lo show biz ciccia". Ok ma allora provate a dire al vostro capo che inizierete a lavorare con un ritardo stimato di mezz'ora. Ogni volta. Ogni giorno.
A QUESTI LIVELLI NON È PIU' SHOWBIZ, È PIGRIZIA. 

Prima del film in questione non era prevista solo la solita piacevole carrellata di trailer e quella meno piacevole di spot di attività locali, ma anche un corto della Disney.
Ora, non sono una che guarda i cartoni da ieri, sono ben svezzata ai corti Pixar e al Disney pre show ma quello che è successo ieri è stato come una trombosi al mondo dell'intrattenimento. 

Erano già trascorsi 30 minuti di pubblicità quando è partito il cortometraggio di Olaf, dolce pupazzo di neve che attualmente vorrei prendere a picconate con la stella del mattino giusto prima di passare in rassegna il capitolo: "torture medievali" del mio libro di storia. 20 ABERRANTI MINUTI DI CANZONI MELENSE ED INSIGNIFICANTI. Raga, davvero, fuori da qui rispetto l'opinione di tutti ma qui siamo nel mio blog e posso sbilanciarmi in comodità per dirvi che se già Frozen è debole (seppur con punte brillanti), quello specifico corto di Frozen è UNO SCHIFO. NON FATELO VEDERE AI BAMBINI PERCHÉ DISIMPARANO AD USARE IL VASINO. I BAMBINI REGREDISCONO AL LIVELLO DI GIRINI. 

MORALE DELLA FAVOLA? UN FILM SEGNATO IN PROGRAMMAZIONE PER LE 22.30 È INIZIATO ALLE 23.17.
E A MEZZANOTTE HANNO ANCHE AVUTO LA DABBENAGGINE DI FAR PARTIRE IL BREAK DI 5 MINUTI PER PRENDERE CAFFÈ E POP CORN.
NON - CI - SONO - GIUSTIFICAZIONI
Allora mettiamo in chiaro che non vado al cinema per trastullarmi col mio ragazzo o pomiciare, i sogni sono una cazzo di cosa seria. Per darci di più ci danno di meno. Datemi un film altrimenti avrò un travaso di BILE.

Il film, che forse i più tra voi avranno dimenticato (ma anche io alla decima canzone di Frozen non ero più tanto certa di cosa fossi andata a vedere), vi ricordo era Coco della Disney/Pixar. Non voglio fare spoiler, non voglio far salire vertiginosamente l'hype e rovinarvi la pellicola ma vi suggerisco di vederlo. Ve lo consiglio soprattutto se vi piace quando questi film d'animazione fanno partire l'up and down di sentimenti. 
Di solito io rido, piango, mi bevo le mie stesse lacrime e non so più se l'amaro in bocca è il mio pianto per il film toccante o la bile per l'orrido corto di Frozen. 

Nonostante lo schifo rappresentato dall'identità del cinema di periferia, che per quanto grande nelle dimensioni, non esce mai dalla categoria "cinemino", l'esperienza resta. Esperienza dello schifo ma esperienza. 

Monday, December 18, 2017

Ratigher e i superamici: volersi bene, volersi meglio

Solo il salto mortale è un salto, solo lo stupore dello stupore è vera meraviglia





La prima volta che ho sentito parlare di Ratigher, alias Francesco D'Erminio, è stato per una figura di merda. Mia, ça va sans dire. 
Gli scrissi per regalare al mio ragazzo una t-shirt di Bimbo fango a cui ancora oggi sono molto legata per il cumulo affettivo/aneddotico che ci si è posato sopra. Non sapevo si chiamasse Francesco, così gli scrissi una mail con la stessa proprietà di linguaggio di un bambino che a sei anni scrive a Santa Claus. Iniziava con un "caro-Ratigher-virgola-a-capo" che speravo sarebbe stato perdonato con indulgenza. 

Sono tanti i modi per parlare bene di un autore e, sebbene sia molto in voga definire le persone "vere" e "buone", è bene pensare alle tante categorie che si dimenticano ogni volta. 

Quindi, pur essendo inevitabile riferirsi a Ratigher come ad un "buono" scrittore e fumettista"vero", è fondamentale stabilire fin da subito la qualità e la fibra del suo lavoro. 
E ricordare come, a suo tempo, sia stato indulgente.

Mentre scrivevo questo post ho mollato tutto e mi sono messa a vedere la settima puntata di una delle più belle stagioni dei Simpson, quella che andò in onda quando avrò avuto grossomodo 4 anni. Bart's inner child. Grazie a questa puntata Francesco decise di chiamarsi Ratigher. Vi lascio il video, in modo che possiate godere di quei beati venti minuti di gioia e scoprire quando, dove, come e perché viene fuori Ratigher. 
Non fate i vermoni, però. Se non lo sapete non cercate su google, niente soluzioni a pag. 46!

Attorno ai primi anni 2000 Ratigher è nel gruppo dei Super amici insieme a Dr. Pira, Lrnz, Maicol e Mirco e Tuono Pettinato. Come suggeriscono i siti porno sui metodi per enlarge your penis, "you must live under a rock" per non conoscerli ma se non li conoscete siete sempre in tempo, non scappano! 

Un fatto che mi ha molto colpito è che tra i principi dei Super amici c'era l'idea di creare fumetti che fossero pubblicabili e vendibili. O meglio che facessero venir voglia di essere comprati. L'affetto verso i (super) amici viaggiava insieme al perfezionamento tra artisti che in questo modo hanno costruito proprie simbologie, mitologie e stili.
Ratigher pubblica per Vice la rubrica Intanto altrove , scrive e disegna fumetti e, nel 2017, diventa direttore editoriale per Coconino, impiego che non gli concede più tutto il tempo e lo spazio per disegnare quanto vorrebbe. 
Nonostante questo, il 7 novembre, esce Fortezza pterodattilo.

La raccolta contiene racconti degli scorsi anni e due storie, una in apertura l'altra in chiusura, scritte e disegnate di recente, tra i tanti impegni di Ratigher nella casa editoriale bolognese.

Le storie espugnano (e vincono contro) la "fortezza" con trappole ad ogni nuova stanza che il lettore visita. 
"Mi piace, di te - confida l'amico Maicol Rocchetti - che sei interessato a ciò che accade dietro alla porta, non davanti".
Non solo vero e bravo, dunque, ma anche competente e mai banale. 

Ma perché Pterodattilo? Preferirei che, se avrete intenzione di approcciare questo bel libro, lo trovaste voi per voi il perché. Le parole dell'autore, per dovere di cronaca, portano lontano. Con un altro mezzo - la musica - e ad un altro genere, il noise rock. "Ho ascoltato l'album Lacrima/Pantera dei Death of Anna Karina e ho voluto provare a sorprendere con una doppia sorpresa".

Giacché è sorpresa solo lo stupore dello stupore. Come se solo il salto mortale fosse un vero salto.

Saturday, September 16, 2017

Moka chocolata ya ya creole lady INDIPENDENT WOMAN.

"Forse se dici di sì anche questa volta avrai il tuo premio da brava ragazza".
Trattate peggio di un samoiedo. 
Manipolate peggio di un ragazzo che ti regala l'enciclopedia Britannica solo perché hai detto: "starebbe bene vicino sopra al caminetto".
Questa è la maledizione delle donne del I mondo,II classe, III 
Pensiamo di essere indipendenti. Pensiamo di essere noi a scegliere. Stiamo ancora lì a leggere articoli che ci dicono quanto siamo indipendenti di fare questo o quello.
Una donna può andare in giro senza mutande, free nipples, come una ragazza può mettere su impresa.
MA CHI VOGLIAMO PRENDERE IN GIRO.
Sì, queste cose possiamo farle tutte ma restiamo sempre un gradino sotto un qualsiasi videogioco.
Ci trucchiamo, vestiamo, perfezioniamo per noi stesse perché la nostra me interiore ha bisogno di piacere,
Piacere a chi.
A me stessa, per piacere.
A chi.
Agli uomini.
Non mi interessa il femminismo come rivendicazione di ogni minima doppia punta che mi compare. 
Mi interessa lo stramaledetto rispetto.
Puoi essere intelligente, simpatica, tosta, forte, indipendente ma basta un cedimento strutturale che qualsiasi uomo tornerà a vedervi come quell'ombra di donna che erano le protagoniste femminili prima dei romanzi di Jane Austen.
Condannate per sempre ad essere una Elena.
Migliaia di uomini che si ammazzano per voi ma ricordate per avere a che fare con il termine TROIA. 
Vorrei una generazione nuova di donne che riuscissero a scollinare l'indipendenza vista solo come anteposizione agli uomini.
Vorrei pletore di donne pronte a dir bene, dir male, costruire ponti e paesi, distruggere questo mondo e prepararne uno bellezza sconosciuta. 
Invece siamo tutte qui a fingerci toniche ed indipendenti sotto all'egida del solo pensiero di un uomo. 
Mi piace pensare che siamo qualcosa in più, che valiamo più di così. 
Possiamo farcela, donne lì fuori. Possiamo essere libere nel senso più assoluto del termine, non avere più bisogno di dimostrarci forti.

Thursday, July 6, 2017

Apologia dell'invidia

Chi ha detto: "Hai torto perché sei solamente invidiosa" sbagliava di grosso. Perché dovrei sbagliare per il solo fatto che rosico?
Una bugia può uscire anche da persone disinteressate. Tipo guardate la Francia.
C'hanno la torre e Verlaine, stanno felici, non è che ti invidiano perché bevi Tavernello.
Eppure sono dei bugiardi dolosi e malefici. Dici: "Liberté, Egalité, fraternité" ma intendi JE M'EN FOUS (NdR Me ne strafotto del mondo intero crepate poveri del cazzo).
Allora lo vedi che non c'entra. 
Avete presente un brocardo latino che recita DIVIDERE FREQUENTER?
Dovremmo imparare a scindere le categorie, come si fa con opera-autore.
Exempli gratia: Charles Bukowski. Un esseraccio abusato ma leggetevi la poesia "Mangiato dalle farfalle" e poi mi dite se dentro non è un unicorno.
Separate la categoria FINZIONE da quella di INVIDIA.
 "E mbè"? Diranno i miei piccoli lettori.
Mbè voglio liberarvi dal vincolo opprimente di sentirvi rosiconi e contemporaneamente in errore.
Io è una vita che vivo e rosico.

Vi farò un esempio fulmineo quanto il senso di inferiorità davanti al profilo Instagram della Ratakowski.
Avevo 15-16 anni e le mie amiche sperimentavano alchemicamente il sesso adolescenziale con soggetti che se lanciamo un paio di dadi esce 16 che vale sia per l'età che per il Q.I.

Per quanto mi riguarda ero lievemente fuori taglia per quel genere di prova agility e, sebbene le mie tette (che Dio le benedica) avessero portato più di un maschio a sbilanciarsi in gradevoli apprezzamenti fuori luogo, il loro genere di cagna preferita era tutto un altro.

Ad ogni modo per la proprietà transitiva chi non ha buone gambe ha buona testa e io non ho mai avuto il tigh gap. Ho cercato per questo di convincerle che forse - e dico forse - per una volta ci saremmo potute vedere tra FEMMINE per fare quello che negli anni '90 si chiamava "un bel giro in bicicletta". 
Quale licenza poetica, quale bizzarria avanguardista, quale abnormità contronatura dovevo aver tirato fuori!
Più d'una amicizia è perita sul campo di battaglia sotto i colpi di "SEI SOLO INVIDIOSA PERCHÉ IL RAGAZZO NON CE L'HAI".
Una prece.
Non lo ero. Forse lo ero. E anche fosse? Potreste sinceramente affermare che avevo torto?
Invidiavo forse Tizia A per il fidanzatino troppo spumeggiante che la riempiva di sberle? Mh-mh-mh lasciatemi pensare.
Forse che mi mordevo i gomiti per lo squisito analfabeta funzionale che "dedicava" a Tizia B il remix elettronico di una bachata? No guarda, 'spe, ferma le rotative. 
Magari invidiavo qualcuno che mi tenesse lontana dal frigorifero e dal vomito, per dirne una. Un fidanzato, come scoprii tempo dopo, era una di quelle cose che funziona in questi casi. Il calore umano in generale preserva dai frigoriferi.
In passato ho parlato a favore di altri nobili sentimenti come l'odio. 
A me questi sentimenti danno la sensazione di esserci.
Poi lasciate perdere che donerei fino all'ultima goccia del mio inutile plasma se servisse ad un altro essere umano. Questa è un'altra storia.
Certi giorni mi domando come si sta senza alti né bassi, con il cielo stellato sopra di me e una puntata di Barbara D'Urso dentro di me. 
Per fortuna non è ancora quel giorno. Per fortuna ancora odio, ancora invidio.


Saturday, July 1, 2017

Movimento Antisociale Estivo

Vediamo di chiarire una cosa: la gran parte delle persone non mi piace.
Non lo dico per ottenere consensi spiccioli giacché i disturbi sociali sono di gran voga in questi giorni.
No.
Lo dico perché davvero non mi piacciono gli esseri umani poco seri. Non sanno prendere con serietà nemmeno l'ironia.
Non studiano, non si impegnano, non si informano, non leggono. Sono ignoranti e gli sta bene.
Procedono per stereotipi e vanno alla deriva aggrappati a qualche relitto di credenza  a cui scuola, famiglia o quartiere gli hanno concesso di aggrapparsi.
Ma non vorrei finire nella rete del pressappochismo, c'è ovviamente chi non è così e spero siamo tutti qui, io dal mio lato dello schermo, voi dal vostro. 
Attenzione non sto parlando delle semplici categorie:
- VECCHI
- BIGOTTI
- SNOB
- BORGHESI
MA DOVE VIVETE.
No, quella è solo la punta dell'iceberg. Oggi l'ignorante non ci va in chiesa, non coltiva né spirito, né mente quindi la paura dell'essere bigotto proprio non si profila all'orizzonte.
Parlo di chi usa il criterio "cheproblemaceismo". Quando non scegliete, vi prendete la spina dorsale e la usate come chaise longue per stendervi al sole. 
Parlo di quando preferite stare in compagnia godendo di una gioia anestetizzata piuttosto che vivere da soli la verità di quei due cenci di sentimenti che vi rimangono. 
Siete davvero felici in spiaggia quando vi fotografate le cosce? Siete felici o state compensando insoddisfazioni, errori ed omissioni che avete cumulato?
È un culto laico da spiaggia che davvero non invidio a chi lo coltiva. 
Non va neanche frainteso il "prendere posizione" con una lotta armata costante, a mio avviso. Io personalmente sono per una totale nonviolenza, sono pacifica e spesso vi sarà capitato di pensare di avermi messo i piedi in testa.
Vorrei solo specificare che io sto solo cercando di arrivare,con la mia vita, dal punto A al punto B e dei vostri eventuali piedi in testa non ho sentito nemmeno l'odore. 
Non è però di me che voglio parlare ma dell'indolenza estiva che alberga nelle vostre coscienze. 
Studiate, leggete e - alla fine - fate la scelta più indolore per voi e per gli altri. Siate buoni, con voi e con gli altri. Cercate di vivere bene, per voi e per gli altri ma siate seri. 

Saturday, May 20, 2017

Ieri sera sono stata a un concertino ma parlo poco di musica

Io non sono in grado di uscire. 
Non che non voglia, non che non possa.
Semplicemente: non sono in grado.
Se esci devi essere leggero. Non tanto, non troppo ma almeno un po'. A me viene voglia di parlare di cose che - a sentirle - pure il trisavolo del mio ragazzo vorrebbe mollarmi.
Poi devi mantenere costante il livello di amusement ed entertaining. Invece io ho bisogno di momenti di pausa, ho bisogno di fissare una mollica sul tavolo e farmi domande tipo:
 "Dunque io sono un essere umano in mezzo a questi altri esseri umani e ora, in questa porzione di mondo e di vita stiamo condividendo il tempo e lo spazio che ci separa dalla morte di questo corpo fisico. Oggi sono più vecchia di ieri ma più giovane di domani e in questo momento crimini atroci attraversano l'umanità intera. Milioni di esseri viventi - cagnolini, scimpanzé, foche, bambini e ancora cagnolini - stanno soffrendo, qualcuno è morto ora. E ora. E ora. Ma EHI AHAHAH è davvero Maurizio Costanzo senza naso quello? AHAHAH".
Capite, non è che non voglio o non posso: non sono in grado.
Ieri sera ho preso il coraggio a due mani e sono stata a sentire musica stoner. Lasciatemi intanto dire che il genere l'ho prima chiesto al mio amico musicista perché io di musica capisco meno che di isotopi.
Sgombrato il campo da eventuali velleità da critica musicale ecco un altro problema che ho nel parlare di musica: non so se sono pronta ad affrontare il trauma che mi accompagna ad ogni concerto, raduno musicale, festival o kermesse, i capelli degli uomini.
Non fraintendetemi, il busillis non è la loro lunghezza ma il loro volume, brillantezza, vitalità, idratazione, lucentezza e vivacità. Energumeni con capelli da fata.Tutte caratteristiche che non rientrano nella lunga lista di aggettivi che potreste collegare ai miei capelli.
- cessi
-secchi
-crespi da ricci
- gonfi da lisci
- avviliti e avvilenti
...
No, non sono pronta ad affrontare e superare il dramma di così tante chiome più belle della mia.
Ad ogni modo ero lì, col mio abitino di H&M e sfondo di cellulare con Bmo a respirare il sudore degli altri, quando mi sono accorta che ero come un fiocco d'avena in una ciotola di vodka. 
Almeno il contesto era sincero. Mi sarei sentita allo stesso modo sorseggiando un Gin tonic sulla terrazza più in voga del locale più elegante della movida del Suburbs ma sarei stata circondata di falsi storici.
Rifiutate i falsi storici di plateau e tacchi alti quando dentro avete lo spleen. Cazzo quanto odio le chiacchiere da bicchiere di plastica in mano.
Chi è quella, sono io? Non provo nulla, non sento nulla e rido.
Non ci sono alti, non ci sono bassi e mi preoccupo per lo smalto che si sta sbeccando.
Davvero sono due o tre cose che mi fanno provare qualcosa oggi.
Devo ringraziare il concertino di musica stoner di ieri sera perché mi ha dato l'occasione di parlare di questo argomento che magari coinvolge anche altri che si sentono come me oggi. 
Se avete qualche emozione
NON. LA. CONDIVIDETE.
Raga è più preziosa dell'oro in cassaforte. 

Wednesday, March 15, 2017

Vive la jouy!


Questa è una storia di gente di mare e tessuti, i migliori compagni di viaggio.
Dalla fine del XVI secolo audaci navigatori portoghesi, inglesi e olandesi hanno importato nel vecchio continente vivaci tessuti dipinti dalle loro rotte orientali. In Francia la popolarità di queste "indienne" è stata favorita dalla costituzione della Compagnia delle Indie nel 1664 così come dallo scambio di ambasciatori con il Siam ed altri Paesi. UN PO' DI STORIA BITCHES. I corsi e ricorsi storici sono ciclici e da sempre c'è il cretino di turno che vede nel diverso qualcosa di malvagio. Ebbene, Le Pelletier (che d'ora in poi chiameremo Le Salvinì) ottenne da Luigi XIV un divieto di produzione e importazione di questi prodotti e quindi...






... quando nel 1759 questo divieto venne eliminato, la Francia - OIBO' - si ritrovò col culo per terra rispetto all'Inghilterra che tra l'altro è abitata da cyborg spietati colonizzatori da almeno 3000 anni quindi meno soldi hanno meglio è.





É grazie ad un sant'uomo di nome Oberkampf che la tecnica è stata perfezionata. Dal 1770 la stampa su tavole di rame intagliato ha permesso l'ingresso di personaggi e scene che hanno poi reso famoso questo prodotto. I disegni più noti sono soprattutto in bianco e nero, rosso o viola (sui toni del melanzana). Il fondo ecru o marrone scuro, ma se vi sforzate potete trovarla in altri colori tipo rosa, azzurro, blu scuro, verde chiaro o beige e grigio.





Quindi se ve lo chiedono la toile de jouy è una stoffa di cotone su cui sono rappresentati decori o paesaggi. La tecnica nasce verso la fine del '700 imitando e migliorando un processo di lavorazione indiano. Durate i primi dieci anni di quella che poi sarebbe stata conosciuta semplicemente come "toile"la stampa su tavola di legno era la sola tecnica utilizzata. Nel 1797 un brevetto scozzese - la stampa del rullo del rame - ha permesso la produzione di 5.000 metri al giorno






Negli anni '90 è la magnifica regina del grottesque, del pastiche e del rock VIVIENNE WESTWOOD a tirare fuori dalla cassapanca il corredo buono in toile de jouy per portarci la buona novella di uno stile costantemente fresco e nuovo







Nel 2006 torna sull'argomento Milena Canonero, coi costumi di Maria Antonietta. Penso che non ci sia nessuno nel sistema solare che non voglia vivere dentro a questo film quindi Milena GRAZIE DI ESISTERE. Se non fossero bastati Arancia meccanica, Barry Lyndon, Shining e Gran Budapest Hotel per amarti penso che con questo abbiamo chiuso il cerchio e se mi vuoi adottare ho già pronte le carte. 






Christian Dior nel 2009 combina le gonne a ruota alla toile de jouy che comunque è buono qui è buono qui





Oscar de la Renta, 2013. Completo con gonna longuette nessuno se la può mettere nessuno è così magro e alto e armonico ma OK BELLISSIMO HO GLI OCCHI A CUORE





Appunto, Gran Budapest Hotel. 2014